Abstract
Attivazione mandibolare: indicazioni, limiti e protocolli
L’avanzamento mandibolare costituisce uno degli approcci terapeutici per il trattamento delle malocclusioni di II classe scheletrica nei pazienti adolescenti, sfruttando il potenziale di crescita residua tipico di questa fase dello sviluppo. Numerosi studi longitudinali e revisioni sistematiche hanno analizzato gli effetti dei dispositivi funzionali, sia mobili sia fissi, sul complesso cranio-facciale, evidenziando differenze nei meccanismi d’azione, nell’entità degli effetti scheletrici e dento-alveolari e nella stabilità a lungo termine.
La letteratura mostra come i dispositivi mobili funzionali, quali attivatori e Twin Block, siano maggiormente efficaci se utilizzati in prossimità del picco puberale di crescita. Tuttavia l’efficacia clinica di tali apparecchi risulta dipendente dalla collaborazione del paziente.
I dispositivi fissi per l’avanzamento mandibolare, tra cui Herbst, Forsus e sistemi analoghi, garantiscono un avanzamento continuo e controllato, riducendo la variabile della compliance.
La presentazione propone una revisione critica delle evidenze disponibili, con particolare attenzione al timing terapeutico, alla distinzione tra effetti scheletrici reali e compensi dentali, e alla stabilità dei risultati nel lungo termine. Vengono inoltre discussi i criteri clinici per la scelta del dispositivo più appropriato in relazione all’età biologica, al pattern di crescita e alla severità della discrepanza sagittale.
In conclusione, la letteratura supporta l’utilizzo dell’avanzamento mandibolare negli adolescenti come trattamento efficace, purché inserito in un corretto contesto temporale e pianificato sulla base di una valutazione individuale del paziente.
